Two women doing yoga class

Determinati e Vincenti (senza seguire le scorciatoie della vita)

Di Elisa Francese per “Vivere Lo Yoga”

Sul tappetino, per poter vivere meglio fuori dal tappetino.
Si, perché lo yoga inizia in sala pratica, in palestra, sul tappetino. E’ da lì che comincia a farsi strada in noi, a sussurrarci qualcosa, a cambiare, poco alla volta, il nostro cuore.
Ma ben presto il tappetino non basta più, ben presto, se la pratica ha fatto breccia in noi, lo yoga comincia a parlarci in qualunque momento della giornata, ed in quel momento che la nostra vita cambia.
Che iniziamo a fare yoga.
E possiamo tornare, su quel tappetino, ad ascoltare i cambiamenti che lo yoga ha prodotto in noi.
E sono molti, e sostanziali.
Perché i primi tempi della pratica, quando ancora non abbiamo capito bene cosa stiamo facendo, le nostre Asana non hanno anima, non ci contengono, non ci appartengono. Sentiamo solo la fatica, il dolore, e cerchiamo il modo per faticare meno. La gamba non proprio tesa, la schiena non proprio dritta, gli allineamenti quasi sempre “personalizzati”. E appena l’insegnante si gira, si abbandona per un attimo l’Asana, si prende fiato. Come a scuola. Quando ci obbligavano a correre intorno alla palestra, e appena i professori non guardavano, andavamo a nasconderci dietro ai materassi del salto in alto. L’abbiamo fatto tutti.
Ci sembra normale, giusto. Ma non siamo a scuola, non siamo obbligati ad essere su quel tappetino. L’abbiamo scelto noi, per noi stessi, per stare meglio, per migliorare, per scoprire qualcosa in più di noi. Ma alla prima fatica, alla prima difficoltà, siamo subito pronti a tirarci indietro, a “barare”, a cercare la scorciatoia, il modo per faticare meno.
E in questo modo, la nostra pratica non si evolve, e noi con lei.
Perché l’intenzione, nello yoga, è parte della pratica stessa. E l’intenzione di fare al meglio, di dare tutto ciò che abbiamo, di cercare il modo migliore, più corretto, di eseguire le Asana è la strada per imparare ad ascoltarci, a comprendere ciò che accade in noi durante la pratica. E’ la via per sperimentare l’Unione tra mente e corpo, tra corpo e pensiero, tra noi e il Tutto, che è poi il cuore stesso dello yoga.
E una volta provata sul tappetino, questa intenzione a fare sempre il nostro meglio, ad essere sempre la versione migliore di noi stessi, non possiamo non trasportarla nella nostra vita quotidiana.
Dove, senza nemmeno rendercene conto, facciamo esattamente la stessa cosa: cerchiamo scorciatoie. Viviamo mezze vite, ci accontentiamo, lasciamo perdere appena diventa troppo difficile.
E diventiamo la versione atrofizzata di noi stessi, perennemente divisi tra ciò che è la nostra vita, e ciò che vorremmo che fosse. Senza renderci conto che la chiave per effettuare questo cambiamento, ce l’abbiamo in mano noi. Ed è tutta nell’intenzione con cui facciamo le cose.
E’ banale, ma è vero: di vita ne abbiamo una sola, e non c’è tempo per fare le prove, pensando che faremo meglio poi. Il momento per dare il massimo è sempre ora, per trovare i nostri limiti, e spingerci oltre, ancora ora.
Non domani, non il mese prossimo.
E’ come sul tappetino: esiste solo qui e ora.

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