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Yoga e realizzazione. Essere Nel mondo e (perché no?) Del mondo.

Di Elisa Francese per “Vivere lo Yoga”

Un buon titolo di studio. Un buon lavoro a tempo indeterminato. La villetta a schiera. L’auto. I figli. Il cane.

Ci hanno insegnato così. Ci hanno detto per tutta la vita che questa è la realizzazione sociale. Che questa è la felicità.

Mutui, lavori stressanti, impegni domestici e sociali. Siamo ciò che sembriamo. E il “Mulino Bianco” è sempre sinonimo di certezza.

Anche oggi, che le certezze sembrano essere rimaste solo negli spot pubblicitari.

Eppure non smettiamo di provarci: anelare alla felicità è insito nell’essere umano. Sbagliare completamente mira nel cercare di perseguirla, forse, anche.

E allora, chiusi nella nostra scatolina a forma di Mulino Bianco, cominciamo a cercare qualcosa, fuori, che ci faccia stare bene. All’inizio sono alcol e droghe, poi diventa la religione, poi il calcetto, o lo shopping, o la cucina, o il punto croce. Cerchiamo qualcosa in cui sentirci realizzati, che ci faccia stare bene. E dimenticare mutui, lavori stressanti, difficoltà famigliari.

Ma non funziona. Non a lungo, almeno. Si sa. L’Aspirina toglie il mal di testa, ma non ne cura la causa.

E curare il sintomo invece del male non è mai definitivo.

Ma nel nostro cercare, magari, abbiamo fortuna. E inciampiamo in un tappetino da yoga.

Inutile negarlo, molte volte chi arriva in sala pratica per la prima volta, sta cercando ciò che ha già provato a raggiungere attraverso tutto quello che abbiamo elencato prima. E lo yoga altro non è che un altro tentativo di far tacere il proprio male di vivere.

Ma qui qualcosa cambia. Non sempre, non per tutti. Ma per qualcuno accade davvero. Il cambiamento.

Perché lo yoga chiede qualcosa di più, e mette in moto qualcosa di più. La pratica dello yoga ci accompagna in un viaggio attraverso noi stessi, la cui meta è la consapevolezza. Di noi. Del nostro corpo, in primis. Delle emozioni, poi. Fino ad arrivare, pian piano, ad essere consapevoli dello spazio che occupiamo nel mondo, della profonda connessione tra noi, e tutto ciò che ci circonda, della millimetrica precisione con la quale tutto ciò che accade a noi, è in perfetta sintonia con il flusso della vita. E impariamo ad ascoltarlo, questo flusso. E lì si sviluppa in noi l’intuizione, la capacità di sentire questo flusso, e di vivere serenamente al suo interno.

Ed è solo in quel momento, quando non è più la razionalità a parlare, quando non è l’istinto a guidarci, quando impariamo a seguire l’intuizione, che possiamo sfiorare, e raggiungere, la nostra chiamata. Realizzare appieno il nostro scopo, compiere il nostro ruolo.

Secondo la visione Vedica si chiama Dharma, ed è la nostra chiamata, la missione. Il motivo, diverso per ognuno di noi, per cui siamo al mondo.

La visione vedica, cui lo yoga attinge, ci racconta infatti che ognuno di noi è al mondo per essere felice, per realizzare la sua chiamata (il Dharma), appunto. Ma non solo. Oltre a Dharma, nella vita, siamo chiamati a realizzare altri due obiettivi, molto “terreni”: Artha e Kama.

Artha è il benessere, in generale. Stare bene. Fisicamente, spiritualmente, economicamente. Perché solo stando davvero sempre meglio potremmo raggiungere e realizzare la nostra chiamata.

Kama è il desiderio, ciò che sta sotto ad ogni nostra azione. Secondo il pensiero vedico, l’uomo deve soddisfare i suoi piaceri, anche quelli più materiali, quelli legati ai sensi, senza per questo perdere di vista la loro essenza divina, il suo essere in armonia con l’universo, anche attraverso il piacere.

Quindi è solo attraverso un benessere fisico e materiale, attraverso una sana gioia di vivere, che potremo trovare il nostro Dharma, il nostro scopo nella vita. E quando si trova il proprio posto nella vita, allora e solo allora si è felici. E liberi.

Molto diverso dal quadretto iniziale, vero?

Qui ci dicono che dobbiamo essere felici. Ricchi. Gioiosi. Realizzati. E non importa come, attraverso quali strade arriviamo alla realizzazione. Non c’è un lavoro giusto e uno sbagliato, non c’è un modo di vivere corretto e uno che non lo è.

Perché alla fine non è ciò che si fa, che può renderci felici. E’ come lo facciamo. E’ l’amore, la gioia, la consapevolezza che mettiamo ad ogni passo, a cambiare il valore delle nostre azioni quotidiane.

La vera realizzazione avviene nel momento in cui cambia il modo in cui vediamo la nostra vita. Non significa sempre per forza fare grandi rivoluzioni. Possiamo restare esattamente gli stessi, fare esattamente le stesse cose che facevamo prima, ma essere in realtà molto diversi. Più consapevoli, più sereni, perché in armonia con tutto ciò che è intorno a noi.

La differenza è la consapevolezza, la scelta. Lo yoga ci porta questo: capacità di scegliere con consapevole responsabilità. Capacità di vedere il nostro cammino all’interno di un flusso più grande, e di lasciarci andare ad esso con fiducia.

E realizzarci.

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